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Silvestro Lega (1870) - Olio su tavola cm. 27x34,8 - Collezione privataCantina

Dopo il soggiorno a Tredozio, che nel 1856 produsse i ritratti dei componenti allora adulti della famiglia Fabbroni, Silvestro Lega torna al “Convento”. Il 6 giugno 1870 era morta, nella villetta di Piagentina, la sua compagna Virginia Batelli e, con il grande amore della sua vita, il pittore aveva perso anche la sua nuova famiglia e tutto un mondo di affetti, di consuetudini e di sodalizi artistici. Il trauma esistenziale, che ne conseguì, lo portò a cercare rifugio e consolazione nella sua terra d’origine, a Modigliana, dove abitavano familiari (la sorella Eleonora, la nipote Fanny ed il fratellastro Don Antonio) e dove conservava molti amici affezionati con i quali non aveva mai interrotto i rapporti. Anche nella limitrofa Tredozio c’erano famiglie a lui molto vicine (oltre ai Fabbroni, i Fantini, i Vivoli, i Vespignani) pronti ad accoglierlo ed a sostenerlo in nome di una stima e di un affetto consolidati nel tempo. I Fabbroni gli aprirono di nuovo la loro casa ed in questo ambiente familiare, non dissimile da quello dei Batelli, Lega trovò conforto e nuovi stimoli per condurre un’altra revisione dello stile precedente ed aprire un nuovo capitolo della sua storia artistica.

Al “Convento” Silvestro si trattenne come gradito ospite dal luglio 1870 al marzo del ’71 con puntate a Modigliana, per incontrare persone, per cercare “motivi”, per eventi particolari: ad esempio per partecipare, il 22 settembre 1870, alle celebrazioni per l’entrata in Roma, una festa che si protrasse fino a notte inoltrata al suono della banda nel paese illuminato quasi a giorno.

Questo dipinto, insieme a quello precedente ed a quello successivo, fa parte delle opere, che il pittore eseguì al “Convento” di Tredozio durante il soggiorno presso i Fabbroni. Dopo la mostra celebrativa del 1926 a Modigliana, erano andate perdute e sono state ritrovate da G. Matteucci, che le ha esposte a Viareggio nel 20151.

La scena rappresenta il Dott. Fabbroni, che sappiamo essere stato persona austera e distante anche con i familiari, mentre infiasca il vino nella sua cantina. Ciò dimostra la confidenza che negli anni si era stabilita fra l’artista ed il Dott. Giuseppe; tuttavia va rilevato che il vino, nella tavola romagnola, rivestiva (e riveste ancora) una particolare importanza, che molti “Signori” sorvegliavano personalmente la vinificazione, che la degustazione seguiva un suo cerimoniale; pertanto l’nfiascatura non era da considerarsi un’operazione umile ed indecorosa riservata alla servitù.

Nel dipinto si osserva “il moderno taglio fotografico dell’inquadratura come nei coevi quadri di Degas” (G. Matteucci e S. Balloni) una gamma cromatica più calda rispetto alla pittura precedente ed una più acuta analisi dell’accadimento; insomma, una presa diretta ed immediata della realtà che si farà sempre più energica e vigorosa e che, in questa fase creativa nella Valle del Tramazzo, culminerà nel “Paesaggio Romagnolo”.

1 G. Matteucci e S. Balloni, “SILVESTRO LEGA. Storia di un’anima - Scoperte e rivelazioni”. Fondazione Centro Matteucci, 2015.

Dove e Quando

MODIGLIANA (FC)

Sala P. Alpi (Ex Chiesa di S. Rocco) Piazza Pinerolo

dal 14 MAGGIO al 17 SETTEMBRE 2017

Orari

Domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Giorni feriali su appuntamento :

Tel. 0546.949515

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